Una Sconfitta Salutare

Una Sconfitta Salutare

“Giosuè disse: Ahi, Signore Dio, perché hai fatto attraversare il Giordano

a questo popolo, per darci in mano agli Amorei e farci perire? …”

[Giosuè 7:7]

Dopo la presa di Gerico, un sentimento di compiacimento si impossessò del popolo d’Israele. La piccola cittadina di Ai non poteva costituire un problema: se la possente Gerico era caduta, Ai sarebbe stata conquistata in un batter d’occhio. Nessuno nel campo d’Israele pensò di chiedere aiuto al Signore; ormai tutti, Giosuè compreso, confidavano ciecamente sulle proprie forze. La sconfitta a questo punto arrivò inevitabile, facendo precipitare Israele nello sconforto. Giosuè si lamenta con il Signore, la sua mente non è neppure sfiorata dal dubbio che la causa della sconfitta fosse da ricercare nel comportamento del popolo e, particolarmente, nella trasgressione commessa da qualcuno. È sempre difficile per l’uomo ammettere le proprie colpe, riconoscere i propri errori; ma Dio non può transigere, il peccato deve essere estirpato, anche se questa azione di “risanamento” può risultare dolorosa. Nell’eccitazione della battaglia di Gerico, Acan trascurò gli ordini divini, la concupiscenza lo indusse al peccato e il peccato produsse la morte. Se Acan aveva peccato, è pur vero che tutto Israele era in preda a una pericolosa euforia: avevano dimenticato l’aiuto divino ricevuto nella battaglia di Gerico, e ora, pensavano di dare l’assalto alla piccola Ai con le proprie forze. Accertata la causa della sconfitta, la legge divina imponeva che il colpevole fosse punito.

La misera fine di Acan non è altro che la tragica illustrazione di dove conduce il peccato. Per quanto atroce la sua fine, essa non è altro che la giusta retribuzione per la trasgressione commessa. Acan non aveva minimamente pensato di confessare il suo peccato: mentre Giosuè passava in rassegna il popolo, egli era rimasto ostinatamente al suo posto, nella speranza di farla franca. Nessuna parola di pentimento; la sua è la confessione dell’uomo scoperto in fallo, non quella del peccatore pentito, allontanando in questo modo la speranza della misericordia divina. Ora Ai può essere conquistata.

 

 

Lettura biblica: Giosuè 7:6-11 [vd. Proverbi 23:13, 14]