Presenza Estranea

Presenza Estranea

“I figli d’Israele fecero morire di spada, insieme con gli altri,

anche l’indovino Balaam, figlio di Beor”

[Giosuè 13:22]

L’Autore, nel descrivere la spartizione della terra promessa tra le dodici tribù, menziona anche l’uccisione dell’indovino Balaam per mano dei figlioli di Ruben. Viene quindi spontaneo chiedersi per quale motivo questo fatto viene ripreso proprio in questo contesto.

C’è un insegnamento da considerare attentamente: l’eredità dei figlioli di Dio è pura e deve rimanere incontaminata, escludendo ogni infiltrazione esterna. Balaam è ricordato come il “profeta mercenario”, orgoglioso e ambiguo, un uomo che diede non poche preoccupazioni al popolo di Dio: era un “professionista della profezia” e la sua presenza tra i figlioli di Ruben li avrebbe, sicuramente, distolti dal perseverare nell’insegnamento ricevuto dal Signore per mezzo di Mosè.

Allo stesso modo, la presenza di “specialisti” o “professionisti” nell’ambito delle comunità cristiane rappresenta sicuramente un pericolo, poiché conduce a una visione meccanicistica e artificiosa delle cose di Dio. Ciò porta alla fissazione dei ruoli, determinando il sacrificio dei talenti e dei carismi, che il Signore distribuisce liberalmente, a favore di una ristretta cerchia di persone le quali si ritengono le sole abilitate all’esercizio di determinate funzioni, o allo svolgimento di particolari compiti.

Se permetteremo a queste cose di insinuarsi, ci troveremo a vivere nella Chiesa relazioni distorte e ruoli profondamente alterati. Dio desidera che i Suoi figlioli siano preparati e “appieno forniti per ogni opera buona”, ma odia il “professionismo” che ci allontana da Lui, spingendoci a confidare nelle capacità umane.

Eliminiamo dunque dalla nostra vita ogni “presenza estranea” e continuiamo a camminare “con la forza che Dio fornisce” (I Pietro 4:11).

 

 

 

 

 

Lettura biblica: Giosuè 13:16-24 [vd. I Samuele 7:1-6]