Un’Eredità Speciale

Un’Eredità Speciale

“Ma alla tribù di Levi Mosè non diede nessuna eredità: il Signore,

il Dio d’Israele, è la sua eredità, com’egli aveva detto”

[Giosuè 13:33]

ILeviti, che al pari degli altri israeliti avevano affrontato la “grande avventura”, che come gli altri avevano accettato le fatiche e affrontato i pericoli e che più degli altri si erano distinti nello zelo, vengono ora esclusi dall’eredità assegnata alle tribù d’Israele. Eppure questi, assieme all’eroismo, avevano dimostrato consacrazione e spirito di rinuncia: si erano dissociati dal peccato dei fratelli durante la vicenda del “vitello d’oro”, si erano estraniati anche dalle persone più care per sostenere la causa di Dio, ma ora sono addirittura privati delle terre alle quali avrebbero avuto diritto.

No! Mosè non vuole defraudarli dei loro diritti, anzi vuol dare pieno riconoscimento alla loro scelta, onorandola non soltanto formalmente ma anche nella sostanza. I Leviti hanno già la loro eredità, perché hanno scelto di appartenere interamente al Signore: la loro decisione li ha messi in possesso dei beni più preziosi del servizio e della comunione con Dio.

È una lezione sublime e incoraggiante per quei credenti che, qualche volta, si rammaricano di non avere dei mezzi e un tenore di vita più elevato, rispetto ad altri. Possiamo essere poveri e, al limite, non possedere nulla, ma se siamo consacrati a Dio, possediamo in realtà ogni cosa e possiamo arricchire gli altri.

Quando apparteniamo veramente a Dio, possediamo una ricchezza infinita ed eterna che supera in valore le più belle e prospere contrade della “Canaan” terrena; perciò nessun rammarico deve turbare o mettere in ombra la vocazione celeste. La nostra condizione economica non può minimamente far sbiadire la gloriosa condizione spirituale in cui ci troviamo: il nostro nome è scritto nel libro della vita e il cielo stesso è la nostra eredità.

 

 

 

 

 

 

Lettura biblica: Giosuè 13:25-33 [vd. Salmo 16]