Ancora Robusti

Ancora Robusti

“Oggi sono ancora robusto com’ero il giorno in cui Mosè

mi mandò; le mie forze sono le stesse d’allora,

tanto per combattere quanto per andare e venire”

[Giosuè 14:11]

Erano trascorsi quarantacinque anni da quando Caleb e Giosuè, ai quali era stata affidata una missione ricognitiva, riferirono a Mosè che la terra di Canaan era buona; unici a farlo, tra gli esploratori inviati a ispezionare il paese, in quanto tutti gli altri lo screditarono. Quarantacinque anni di lotte, di amarezze, di sofferenze; quarantacinque anni nei quali moltissime volte l’incredulità, i mormorii e il peccato del popolo avevano afflitto il Signore.

Uno dopo l’altro i rappresentanti della vecchia generazione morivano e venivano seppelliti nel deserto. Una nuova generazione subentrava alla precedente e in mezzo a questa Caleb, “il vecchio”, con pochi altri, resisteva tenacemente fornendo un bellissimo esempio di incrollabile fiducia in Dio.

Egli rimaneva saldo e impavido poiché lo sostenevano la forza dell’Eterno e la fiducia posta in Lui, perciò ora poteva dire serenamente: “Le mie forze sono le stesse d’allora”. Non c’è presunzione nelle sue parole, ed egli non è neppure un vecchietto patetico che non vuole persuadersi che gli anni sono passati anche per lui; ma è la vigorosa figura di un uomo consapevole che il Signore gli ha dato e continua a dargli le forze necessarie.

La sua virile e tenace vigoria gli assicurava un’eterna gioventù di cuore ed è la medesima forza che Dio concede a quanti hanno imparato il segreto divino: “Non per potenza né per forza, ma per lo spirito mio, dice il Signore degli eserciti” (Zaccaria 4:6).

Come Dio premiò Caleb per la sua fedeltà, così Cristo ha promesso di premiare i Suoi che gli rimarranno fedeli. “Sii fedele fino alla morte, e io ti darò la corona della vita” (Apocalisse 2:10).

 

 

 

 

Lettura biblica: Giosuè 14:1-15 [vd. Ebrei 6:12; 11:33]