UN BUON RAPPORTO CON DIO

UN BUON RAPPORTO CON DIO

“… Le camere a settentrione e le camere a mezzogiorno, che stanno di fronte allo spazio vuoto, sono le camere sante dove i sacerdoti che si accostano al Signore mangeranno le cose santissime; là deporranno le cose santissime, le offerte e le vittime per i sacrifici di espiazione e per la colpa; poiché quel luogo è santo” [Ezechiele 42:13]

Iversetti 13 e 14, nell’elencare alcune prescrizioni tendenti a salvaguardare il concetto della santità divina, introducono un aspetto essenziale del nostro rapporto con Dio.Notiamo innanzitutto che nel tempio vi sono delle camere sante.È importante che nella nostra giornata ci siano dei momenti nei quali rimaniamo soli con il Signore, periodi che, proprio come quelle camere del tempio, rappresentino nell’arco della nostra giornata, peraltro già consacrata al Signore, degli attimi particolarmente intensi di comunione con Dio.Da questi momenti privilegiati prendono le mosse le iniziative e i propositi più santi di tutta la nostra vita. Non crediamo, del resto, che il nuovo rapporto con Dio si possa risolvere in un legame mistico, bensì in un dialogo confidenziale, dal quale usciamo rinvigoriti e sollevati.In quelle camere i sacerdoti dovevano vestire i paramenti sacri.Anche noi, in qualità di figli di Dio, “indossiamo una veste” che ci distingue e che non dobbiamo mai smettere, anzi indossare continuamente poiché siamo chiamati a vivere sempre al cospetto di Dio. Non più paramenti quindi, ma una buona coscienza, frutto del sacrificio di Gesù: soltanto questa nuova posizione al cospetto del Signore ci dà la possibilità di vivere in un contesto santo.In questo passo viene spesso ripetuto l’aggettivo “santo”, che mal si addice alla natura dell’uomo: ricordiamoci che è soltanto grazie all’opera del Calvario che siamo sacerdoti, anzi, un “sacerdozio santo e regale”.