LA TEOLOGIA DEL SANGUE

LA TEOLOGIA DEL SANGUE

“Il sacerdote prenderà del sangue del sacrificio espiatorio e ne metterà sugli stipiti della porta della casa, sui quattro angoli dei gradini dell’altare e sugli stipiti della porta del cortile interno”[Ezechiele 45:19]

Anche il peccato compiuto per errore, superficialità o leggerezza, in assenza quindi di un atto volitivo e di una lucida e preordinata volontà di trasgredire, doveva ricevere la giusta sanzione e vi si doveva porre rimedio ricorrendo ad un sacrificio. La Scrittura pare quindi non incoraggiare sottili distinzioni tra la consapevolezza o l’incoscienza di andare contro alla volontà di Dio: inutile far ricorso a complesse catalogazioni o ad artificiosi distinguo, per minimizzare le responsabilità o addirittura per derubricare il peccato e riproporlo al rango di semplice sbaglio, equivoco o svista.Il peccato rimane tale agli occhi di Dio, persino quello di cui si ha poca coscienza, e va affrontato perciò con la massima serietà. Il Signore, in questi frangenti, ripropone e ribadisce una volta di più la “teologia del sangue”: una vita doveva spegnersi per consentire ad un’altra di proseguire in modo integro; qualcuno moriva per assicurare un’esistenza giusta ad un’altra.Una lunga traccia di sangue percorre l’Antico Patto fino al sacrificio di Cristo: uno stillicidio di vittime innocenti che assicuravano al popolo liberazione, ma che dovevano pure pesare sulla sua coscienza. Ecco perché la necessità di un’ultima, potremmo quasi dire l’inevitabile vittima. Gesù, il “Giusto”, il “Santo” ha bagnato con il Suo sangue non gli stipiti di una porta, ma un altro legno, ben più infame.Signore Gesù ti ringraziamo infinitamente perché in quello che hai compiuto per noi è ricompreso il perdono per qualsiasi genere di peccati che possiamo aver commesso.