Vittoria Nella Preghiera

Vittoria Nella Preghiera

“O Dio dei miei padri, io ti lodo e ti ringrazio, perché mi hai dato saggezza e forza, e mi hai fatto conoscere quello che ti abbiamo domandato,rivelandoci il segreto che il re vuol conoscere”[Daniele 2:23]

Daniele era appena stato chiamato al servizio del re che subito si trovò ad affrontare una prova assai delicata. Il re Nabucodonosor aveva fatto un sogno e chiedeva di conoscerne l’interpretazione, ma anche il sogno. I savi gli risposero che soltanto gli dèi potevano esaudirlo. E per questo motivo furono condannati a morte. “E si cercavano Daniele e i suoi compagni per uccidere anche loro” (v. 13). Il capitano delle guardie, però, fu contattato da Daniele in modo sensato e prudente. Il giovane, deportato come ostaggio, era ormai pienamente inserito nelle sfere più prossime al centro di potere dell’intero impero. Fattosi condurre davanti al re, chiese tempo e con fede serena promise di rivelare tanto il sogno quanto l’interpretazione.Il profeta, assieme a degli amici esiliati come lui, chiese la “misericordia del Dio del cielo a proposito di questo segreto”. In quella circostanza egli avvertì il forte bisogno del sostegno e della solidarietà dei suoi fratelli in fede.Non dobbiamo immaginarli in preda alla disperazione. Daniele pregava abitualmente tre volte al giorno. La risposta giunse puntuale e “il segreto fu rivelato a Daniele in una visione notturna”.Mentre ringraziava il Signore, fu ispirato a pronunziare una lode che coglie diversi aspetti della personalità del nostro Dio: Egli ha sapienza, rivela i segreti, sonda le tenebre, ha la luce, è lodato per avere risposto alle preghiere che Gli sono state rivolte. Il giovane schiavo ritornò dal re, e gli diede la spiegazione del sogno che Dio aveva voluto rivelargli. Il sogno del re parlava di “quello che avverrà negli ultimi giorni”. Umilmente Daniele ci tenne a precisare: “Questo segreto mi è stato rivelato non perché la mia saggezza sia superiore a quella di tutti gli altri viventi”. La vera umiltà appartiene al cuore dei grandi.Colui che rivelò il “mistero delle nazioni” pagane nella visione della grande statua, anticipò in qualche modo l’apostolo Paolo, che avrebbe svelato quello della “pienezza dei gentili” senza dimenticarsi, peraltro, di ricordare che egli era “il minimo di tutti i santi”.