Promesse di grazia

Promesse di grazia

“Di là le darò le sue vigne e la valle d’Acor come porta di speranza;

là mi risponderà come ai giorni della sua gioventú,

come ai giorni che uscí dal paese d’Egitto”

[Osea 2:15]

 

Nella letteratura sacra ebraica era frequente l’uso di simboli o il ricorso ad immagini, per meglio esprimere l’idea di ciò che il profeta era chiamato a dire da parte del Signore. In questo caso particolare, il profeta usa una figura molto familiare al popolo d’Israele, richiamandosi all’esempio dei rapporti intercorrenti tra i coniugi. Molto probabilmente la condizione descritta rispondeva alla realtà, era veramente la situazione in cui versava la famiglia del profeta, ma da questo episodio traspare un insegnamento profondo per l’intero popolo del Signore.

La pazienza di Osea e l’amore verso sua moglie rispecchiano la misericordia e l’amore incondizionato di Dio nei confronti del Suo popolo.

Possiamo pensare, infatti, che la moglie e i figli di Osea rappresentino le tribù d’Israele, rigettate e abbandonate dal Signore, ma ancora in condizioni di trovare grazia ai Suoi occhi.

Il modo di esprimersi di Osea lascia intendere l’affetto profondo che egli nutriva per la moglie e i figli, facendoci comprendere che bisogna non disperare, ma riporre la nostra fede in Dio e tornare a Lui per ricevere misericordia e perdono.

È vero che Osea dapprima ripudiò sua moglie, com’è scritto: “… contestate vostra madre, contestatela! perché lei non è più mia moglie …” (v. 2), ma più tardi, mosso a compassione, le offrirà una via di redenzione, espressa dalle parole: “… e parlerò al suo cuore …” (v. 14).

Grazie a Dio, anche a noi è stata offerta una via di salvezza: Gesù, che è “la via la verità e la vita”.

Consacriamoci a Lui, ed Egli ci fidanzerà a Sé per l’eternità.