La porta della speranza

La porta della speranza

“Io ti fidanzerò a me per l’eternità; ti fidanzerò a me in giustizia

e in equità, in benevolenza e in compassioni”

[Osea 2:19]

 

Queste parole sorprendono dopo la durezza e la veemenza delle pagine precedenti. Vi è una possibilità di salvezza, di rinnovamento e di restaurazione: tutto può ricominciare! Anche per noi, il ravvedimento è la sola porta di speranza per uscire dal deserto nel quale le nostre azioni malvagie ci hanno sospinti.

Il deserto è un luogo di morte apparente… Vivere in esso significa accettare di perdere la propria vita. Eppure, persino il deserto può rifiorire: “Io parlerò al suo cuore” (v. 14).

L’infedeltà non respinge sempre colui che ama veramente di un vero amore.

Nel deserto, Israele è legato a Dio come una moglie al marito, come la Chiesa a Cristo (cfr. Efesini 5:22, 23).

Quando la Chiesa, in funzione del suo Signore e dipendendo completamente da Lui, diventa veramente feconda, produce il frutto che Dio accetta. La Chiesa può dire al suo Creatore: “Mio Dio” (v. 23).

Il Signore lascia sette segni o promesse al suo popolo: Ti fidanzerò a me per “l’eternità”, in “giustizia”, in “equità”, in “benignità”, in “compassione”, in “fedeltà” e tu “conoscerai” il Signore. Ecco il desiderio di Dio verso il Suo popolo. Egli desidera avere con i Suoi una “comunione permanente”.

Questa promessa di Dio si esprime come una meravigliosa dichiarazione d’amore. Egli ci dice: “Voi siete il mio popolo”. Noi, come popolo riscattato, rispondiamo allora: “Tu sei il nostro Dio!”.