Restare fedeli

Restare fedeli

“Efraim ha moltiplicato gli altari per peccare, e gli altari

lo faranno cadere in peccato”

[Osea 8:11]

 

Questa parte della profezia di Osea riguarda la minaccia del Signore di mandare ad effetto contro il popolo dure condanne a causa dei vari peccati di cui si era macchiato.

Potremmo fare un elenco succinto delle colpe di cui il popolo di Dio si era reso colpevole: aveva stabilito capi e sovrani che il Signore non aveva ordinato, si era eretto degli idoli abominevoli, si era dato ai culti più aberranti, cercava di “comprarsi” la protezione delle nazioni pagane anziché affidarsi all’Iddio che in varie occasioni l’aveva redento con potenza. Il giudizio, quindi, era inevitabile, stava abbattendosi inesorabilmente. Non sarebbe servito più a nulla gridare: “Mio Dio, noi d’Israele ti conosciamo” poiché “non chiunque dice: Signore! entrerà nel Regno dei Cieli, ma chi fa la volontà del Padre” (cfr. Matteo 7:21).

Non sarebbero servite neppure nuove e più numerose leggi da parte di Dio: tutto ciò non avrebbe risolto il problema. Quelle sentenze minacciate dal Signore si sarebbero presto abbattute su Israele. Ci sarebbe stata, dopo un certo tempo, una parziale liberazione, il ritorno di una minoranza nella terra promessa, ma la piena redenzione sarebbe venuta soltanto in seguito, trascorsi all’incirca ottocento anni. La vera liberazione è in Cristo, una liberazione che rigenera il peccatore rendendolo capace di ubbidire e rimanere fedele. Ma il peccatore redento deve fare fino in fondo la sua parte, riconsacrandosi a Dio quotidianamente, per realizzare la piena salvezza. Se verrà a mancare quella consacrazione, quell’ubbidienza resa possibile dal Signore stesso per lo Spirito Santo, se si tornerà a trasgredire, quello stesso Dio è ancora oggi un fuoco consumante, nelle cui mani è spaventoso cadere.

Il Signore ci aiuti a rimanere, giorno dopo giorno, fedeli a Lui.