Aperta ingratitudine

Aperta ingratitudine

“Io insegnai a Efraim a camminare, sorreggendolo per le braccia;

ma essi non hanno riconosciuto che io cercavo di guarirli”

[Osea 11:3]

 

Èdoloroso, dopo aver manifestato il tuo amore con grande sacrificio ed aver offerto il tuo aiuto ad una persona, dover constatare che questa non contraccambia, anzi mostra ingratitudine e aperta ostilità nei tuoi confronti.

Il profeta Osea, parlando nel nome del Signore, fa presente quale meravigliosa opera Dio abbia compiuto nei riguardi di Israele. Infatti il Signore, rivolto al Suo popolo, si esprime con queste parole toccanti: “Ti ho amato fin da fanciullo”, “ti ho chiamato fuori dall’Egitto”, “ti ho insegnato a camminare”, “ti ho sorretto per le braccia”, “ti ho offerto dolcemente da mangiare”. Come risposta a questo amore, a questa cura, Dio dovrà laconicamente denunciare: “Ti sei allontanato”, “non hai riconosciuto che cercavo di guarirti”, “hai rifiutato di convertirti”, “non alzi lo sguardo in alto”; ancora più eloquente la Versione Diodati che traduce: “Non esalti l’Altissimo”.

La benignità del Signore ha fatto in modo che questo popolo non fosse mai totalmente distrutto e opera affinché esso torni a Lui, ma è vero, purtroppo, che Israele ha pianto e piange tuttora amaramente per la sua ingratitudine.

Quanto detto per Israele è valido anche per noi che siamo oggi il popolo di Dio. Infatti, il Signore ha mostrato il Suo infinito amore anche per noi, perché mentre eravamo ancora peccatori Cristo è morto per noi. Egli ci ha chiamati fuori dal “mondo” e mediante l’opera continua dello Spirito Santo ci insegna, ci sorregge, ci benedice e ci guida.

A fronte di una tale dimostrazione d’amore, come risponderemo? Riconosciamo l’opera di Dio in noi! Rispondiamo al Suo amore con una vita ripiena d’amore per Lui e per il nostro prossimo.

Replichiamo con una vita santificata, arresa e consacrata a Lui, per la Sua gloria e per l’avanzamento del Suo regno.