Ostinata Caparbietà

Ostinata Caparbietà

“… ma voi non siete tornati a me, dice il Signore”[Amos 4:6]

Il Signore si rivolge al Suo popolo con un tono severo: chiama i Suoi “vacche di Basan” e sembra quasi di vedere questa gente altera, accoccolata chetamente sulle montagne della Samaria senza riguardo per nessuno.

Il Signore, che vede tutte queste cose, giura che un giorno sarebbe venuto a porvi fine, strappando il popolo dalle sue dimore dorate, senza concedergli alcuna via di scampo.

Dio era stanco di quella condotta e dice: “Andate pure a Betel e a Ghilgal e contaminatevi, portando i vostri sacrifici ai vitelli che Geroboamo aveva fatto e che erano la causa dello sviamento del popolo”.

Fate pure ardere i vostri sacrifici e organizzate delle offerte volontarie, tutto è inutile se il vostro cuore è disubbidiente. Il popolo era duro di orecchie, sebbene il Signore ogni mattina lo riprendeva per bocca dei Suoi profeti. Caparbiamente, esso continuava a disubbidire a Dio, e nel paese “stillante latte e miele” ebbe penuria di pane e fu colpito dalla siccità. Così gli Israeliti andavano da una città all’altra alla ricerca di acqua.

Ma non si convertivano!

Vennero poi i parassiti che distrussero i raccolti, divorarono le vigne, i fichi e gli ulivi, ma loro rimasero nel peccato! Furono ammalati, sconfitti, privati dei loro beni, annientati come Sodoma e Gomorra, Dio li faceva scampare ogni volta come un tizzone da un incendio, ma ciononostante non si convertivano. Il Signore allora minaccia: “Preparati, Israele, a incontrare il tuo Dio”. In che modo il popolo avrebbe potuto presentarsi davanti al Signore se non umiliandosi e cercando il Suo perdono?

L’uomo non può nascondere nulla a Dio, Egli è l’Onnisciente, e legge nei pensieri degli uomini. Più che alle azioni è interessato alle intenzioni del cuore, non si ferma alle professioni verbali, ma verifica la fede nella sostanza dei suoi contenuti.