Trenta Sicli

Trenta Sicli

“Io dissi loro: ‘Se vi sembra giusto, datemi il mio salario; se no, lasciate stare’. Ed essi mi pesarono il mio salario: trenta sicli d’argento” [Zaccaria 11:12]

Una delle scene più tristi della passione di Cristo è stata anticipata profeticamente da Zaccaria: Giuda si libera di quei trenta sicli d’argento – il prezzo del tradimento – che gli “scottano” in mano, ma i sacerdoti si rifiutano di riceverli per il tesoro del tempio, e li destinano all’acquisto di un campo da usare come cimitero degli stranieri.

Giuda getta davanti a loro la somma con la quale Cristo è stato stimato, al pari di uno schiavo, ma il suo tormento non si attenua e lo “consuma”, fino a spingerlo al suicidio. Ormai senza Cristo, ma anche privato dell’appoggio di quei sacerdoti che lo hanno spinto al crimine, il suo cuore è in preda alla più completa disperazione.

Questo particolare dovrebbe far riflettere coloro che confidano nell’amicizia di quanti li sospingono al male e ad essere influenzati da quelle cose che ci inducono a “svendere” Gesù per pochi spiccioli.

Ma torniamo a Giuda e alla sua avidità di denaro: aveva bramato quei trenta sicli e si era lasciato possedere dal desiderio di averli, di stringerli nelle sue mani. Era riuscito a far tacere la voce della sua coscienza, a rimanere sordo ai richiami del Maestro, a dissociarsi dalla famiglia del Signore… aveva portato a termine il suo piano criminoso, conquistando quel denaro che gli stava tanto a cuore; ma ora?

Quei soldi non procurarono la gioia e la soddisfazione sperata, ma diventarono addirittura “fuoco” nelle sue mani; non può tenerli per sé, non può neppure guardarli: spera di poterli restituire e forse riavere in cambio la sua pace, ma la cosa non è possibile, egli può solo liberarsi di quei trenta sicli d’argento, ma è schiacciato dal peso del suo misfatto. Scena fosca, abbiamo detto al principio, ma questo dramma non vuole essere soltanto un’altra pennellata nel tragico quadro della passione, deve piuttosto rimanere una lezione per tutti: qualunque ricchezza acquistata o soddisfazione goduta tradendo la verità, produce tormento; essa si rivelerà un “carbone acceso” nelle mani avide di chi è rimasto sordo alla voce della coscienza e al messaggio di Cristo.