Disprezzare Dio

Disprezzare Dio

“Un figlio onora suo padre e un servo il suo padrone; se dunque io sono padre, dov’è l’onore che m’è dovuto? Se sono padrone, dov’è il timore che mi è dovuto? Il Signore degli eserciti parla a voi, o sacerdoti, che disprezzate il mio nome! Ma voi dite: In che modo abbiamo disprezzato il tuo nome?” [Malachia 1:6]

Per spingere Israele al ravvedimento, Malachia fa appello all’amore di Dio, affinché il popolo ricordi tutti i benefici di cui aveva goduto nel passato e di cui ancora beneficiava. Il profeta invita tutti a considerare la nazione di Edom, privata dell’indipendenza dal nemico babilonese e mai più ristabilita. Israele, invece, mantiene con Dio un rapporto filiale. Il Signore lo protegge; il popolo, però, accecato dai problemi economici e dalla costante minaccia delle nazioni vicine (cfr. Neemia 4:4) non intravede né si rende conto di questo amore. Al contrario, mostra aperto disprezzo nei Suoi confronti, contravvenendo alle leggi da Lui stabilite circa i sacrifici. Gli Israeliti conoscono la legge (cfr. Levitico 22; Deuteronomio 15:17), eppure sono convinti che gli avanzi, le pecore zoppe e quelle malate possano comunque andare bene, disprezzando apertamente la santità di Dio.

In realtà, il messaggio di Malachia in questo primo capitolo sembra essere un invito ad allontanarsi dallo scetticismo, che altro non è se non una manifestazione di ipocrisia. Israele ripete fino alla noia che la fede non ripaga, ma la mancanza di prosperità non è che il salario del suo peccato. È sempre così. Quando l’uomo pecca vorrebbe ritorcere le accuse contro Dio: “Tu hai posto Eva accanto a me”, disse Adamo, e da allora le cose non sono mai cambiate. Nel messaggio di Malachia, l’accento è posto in modo particolare sul culto corrotto dei sacerdoti (v. 6) che con la loro condotta dimostrano irriverenza, superficialità e formalismo (v. 13).

E noi, cosa stiamo offrendo al nostro Dio? Soltanto delle pecore zoppe? L’invito di Dio rimane, ed è immutabile: “Quando uno offrirà al Signore un sacrificio di riconoscenza, di buoi o di pecore, sia per sciogliere un voto, sia come offerta volontaria, la vittima, per essere gradita, dovrà essere perfetta: non dovrà avere difetti”. Signore, perdona la nostra iniquità e noi ti offriremo, invece di tori, l’offerta di lode delle nostre labbra!