BASTA CHE TU GUARDI…(SALMO 91:8)

BASTA CHE TU GUARDI…(SALMO 91:8)

love-3982414_1920Il Salmo 91 ci presenta Dio come Colui che protegge: come un rifugio caldo (v. 4), uno scudo e una corazza durante una battaglia (v. 5), ma anche come Colui che, in mezzo ad una folla vastissima con tanti che perdono la vita, ha gli occhi sul suo servo per preservarlo da ogni male (v. 7).

Il segreto per sperimentare questa protezione viene espresso nel primo verso del Salmo: “Chi abita al riparo dell’Altissimo riposa all’ombra dell’Onnipotente”, scegliere il Signore come nostro riparo ci apre le porte alla Sua protezione.

Se leggiamo con attenzione il testo scopriamo che Dio ci chiama a fare ancora una cosa per sperimentare la Sua protezione, il verso otto dice, infatti: “basta che tu guardi e vedrai…”. È un salmo che ci parla di battaglie, di malattie, di momenti difficili, e bene: il Signore, in questi momenti, non ci chiede di tirarci su le maniche, di fare ricorso alle nostre forze, alla nostra esperienza, o a qualcosa di simile, ma di guardare all’opera che Egli è pronto a fare in nostro favore.

“Basta che tu guardi…” Da queste poche parole possiamo trarre tre semplici insegnamenti per la nostra vita: il primo è che Dio non ci chiede tanto, basta poco per vedere la Sua gloria. Al popolo d’Israele, che doveva attraversare il Giordano, il Signore chiese solo di tuffare i loro piedi nel fiume e non di costruire un ponte per passare all’altra riva, il resto lo fece Dio stesso: miracolosamente, le acque che scendevano dalla parte superiore del fiume si fermarono in un mucchio ed il popolo passò (Giosuè 3:16). Al popolo che era in marcia verso Gerico, per conquistarla, il Signore chiese solo di girare attorno alla città e gridare, il risultato fu strabiliante: le mura di Gerico crollarono (Giosuè 6:20). Ai discepoli che con 5 pani e 2 pesci erano chiamati a sfamare migliaia di persone Gesù chiese soltanto di distribuire quel pane; basta poco, solo quello che il Signore ci chiede.

La seconda lezione che traiamo da queste parole è che ognuno di noi è chiamato a rispondere personalmente alla volontà di Dio: il tu, pronome personale, ci richiama alla responsabilità che ognuno di noi ha nel suo quotidiano. Abbiamo detto che non siamo chiamati a fare cose difficili, ma a fare ognuno ciò che il Signore ci dice, quello sì!

La terza verità che siamo chiamati a considerare è l’importanza del guardare: è come se Dio ci chiamasse ad essere spettatori della Sua opera. Questo, però, non significa essere passivi: guardare, infatti, non è un’azione che possiamo definire come tale, tutt’altro. Non dobbiamo commettere l’errore di confondere il vedere con il guardare: vedere è un’azione che possiamo catalogare come passiva, infatti vediamo per il semplice fatto di possedere la vista, quasi inconsapevolmente. Tutti noi possiamo testimoniare che durante le nostre giornate, volenti o nolenti vediamo cose che non vorremmo vedere.

Guardare invece è totalmente diverso, in quel caso siamo noi in prima persona a decidere di farlo.

Per guardare bene, spesso siamo costretti a fermarci: quante volte ci capita di percorrere in auto una strada panoramica che offre ai nostri occhi uno scenario mozzafiato… in questi, casi per guardare e godere a fondo di quello splendido paesaggio, è necessario accostare e scendere dall’auto per potere osservare meglio. Nel Salmo 46 leggiamo queste bellissime parole: “«Fermatevi», dice, «e riconoscete che io sono Dio […]»”. Per riconoscere qualcuno è necessario guardarlo, così, per considerare a fondo l’opera del Signore, abbiamo bisogno di fermarci per guardare più a fondo le ricchezze della Sua Grazia. Guardare significa andare oltre quello che si vede: credo che tutti siamo concordi nel dire che c’è differenza tra vedere un campo fiorito durante una passeggiata, e poi fermarsi, chinarsi, e guardare la bellezza del singolo fiore.

Questa è la differenza tra chi vede le cose di Dio e chi invece le guarda in profondità: a livello spirituale abbiamo bisogno di fermarci, lasciando che le cose effimere di questa vita continuino a scorrere regolarmente, umiliarci davanti alla presenza del Signore, per cogliere ancora di più attraverso la luce che Egli vorrà darci le meraviglie della Sua grazia.

Guardare a Dio è una scelta precisa e il credente ha l’obbligo di farlo con il giusto atteggiamento; il salmista nel salmo 123 ci viene in aiuto:Ecco, come gli occhi dei servi guardano la mano del loro padrone, come gli occhi della serva guardano la mano della sua padrona, così gli occhi nostri sono rivolti al SIGNORE, al nostro Dio, finché egli abbia pietà di noi”. Ecco il modo in cui Dio ci chiama a guardare, con fede, il servo guarda la mano del proprio padrone con la speranza che quella mano si apra in proprio favore, affinché le proprie necessità vengano soddisfatte.

Cosa dobbiamo guardare? La risposta ce la dà la seconda parte del verso: “Basta che tu guardi,
e con i tuoi occhi vedrai il castigo degli empi”
. Il castigo degli empi è l’antitesi al premio dei santi. Il nostro premio è Cristo, e proprio Lui siamo chiamati a guardare: Egli significa ed è per noi la salvezza.

Nell’Antico Testamento leggiamo una storia molto triste: a causa della propria disubbidienza l’accampamento d’Israele fu invaso da serpenti velenosi, Dio per salvare il Suo popolo da quella terribile condizione suggerì a Mosè di fare un serpente di rame da mettere in un luogo visibile a tutti, e chi avrebbe guardato quel serpente dopo aver ricevuto un morso sarebbe rimasto in vita.

Il serpente di rame ci parla di Cristo che Dio ha mandato in risposta al peccato dell’uomo che lo avrebbe portato non solo ad una morte fisica ma anche a quella spirituale. Gesù fu affisso ad una croce, dove soffrì fino alla morte per ognuno di noi, e chi guarda a Lui ha la vita.

Dio desidera proteggere la tua vita, e ti chiede oggi di guardare al Suo figliuolo Gesù, che Egli ha mandato affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3:16).

Luciano Di Marco