Autosterminio e Risurrezione

Autosterminio e Risurrezione

Autosterminio e Risurrezione

La mano del SIGNORE fu sopra di me e il SIGNORE mi trasportò mediante lo Spirito e mi depose in mezzo a una valle piena d’ossa …” (Ezechiele 37:1-14)

Che cosa diremmo se ci trovassimo di fronte a una valle piena di ossa; di ossa secche, numerosissime?

Questa profezia ci presenta uno scenario, una valle piena di ossa: ossa di uccisi (v. 9), ossa di un unico popolo; questa è tutta la casa di Israele (v. 11). Le ossa non si consumano, come un monumento che resiste nel tempo, come la vita di alcuni che si trasforma in un monumento all’infelicità.

Chi ha ucciso il popolo di Dio, il popolo che Dio ha liberato quando era schiavo in Egitto, la superpotenza di quel tempo, l’Egitto che ha costruito le piramidi, un popolo fortissimo, potentissimo, abile, organizzato? Chi ha ucciso il popolo di Dio liberato dall’Egitto, il popolo di Israele che Dio ha difeso e portato avanti nei secoli… Chi è riuscito a sterminare il popolo di Dio: dove sono finite le sette chiese dell’Asia minore; dove è finita la chiesa di Gerusalemme e dove sono finite quelle chiese di cui abbiamo memoria, ma che non sono più vive, come delle ossa secche, un monumento ad una vita passata che non c’è più?

Chi ha ucciso il popolo di Dio? Al v. 11 leggiamo: “noi siamo perduti”, ma la versione Diodati riporta invece di perduti, la parola sterminati. Quest’ultimo termine vuol dire: “spinto fuori dai confini”; sterminare “uccidere fino all’ultimo individuo”; sterminarsi, poi, “annientarsi a vicenda”. Nella parola di Dio si parla di liberazioni dai nemici che Egli ha dato al Suo popolo, facendo in modo che l’uno colpisse l’altro (cfr. II cronache 20:23).

In Geremia 13:13-17, il Signore manda il profeta per avvertire il Suo popolo di non essere orgoglioso, e che se non si fossero ravveduti sarebbero stati distrutti per autosterminio. È questo lo scenario che riporta Ezechiele 37: il tristissimo scenario di un popolo, il popolo di Dio, dell’Iddio onnipotente, invincibile, del Re dei re, del Signore dei signori. Il popolo di Dio si è autodistrutto; le ossa secche appartengono ai figli di Dio che si sono colpiti l’un l’altro: infatti, il passo ci parla di ossa di uno stesso popolo, di tutta la casa d’Israele.

Quanto sono duri i colpi delle maldicenze, delle infamie, quanto sono micidiali le calunnie, gli sguardi alteri, gli sguardi di giudizio; quanto sono duri i colpi di coloro che rifiutano di salutare un fratello, una sorella, quanto sono duri i colpi che ricevono i nostri figli nel vedere l’assenza di amore in famiglia e in comunità; quanto è doloroso ritrovarsi soli; quanto è doloroso non avere il conforto di una persona cara, le attenzioni di un pastore, l’esempio di un padre, di una madre in Israele; quanto sono micidiali e pericolosi i “vicini” di Dio, i religiosi, coloro che vivono sulla soglia, sul pianerottolo, ma non abitano alla presenza del Signore.

Queste ossa sono molto secche: sono le ossa di un popolo che non è riuscito a difendersi, che non è riuscito a farsi forza, che non ha difeso l’amore nel proprio cuore; un popolo di anziani e giovani che non sono riusciti a restare uniti a dispetto del salto generazionale; le ossa di fratelli e sorelle divisi da faide familiari, di pastori e credenti disuniti; le ossa di giovani che non si sono difesi stando insieme evitando, così, frequentazioni pericolose; di fratelli e sorelle che per il troppo lavoro non hanno edificato la comunione fraterna, sorelle e fratelle che si sono impegnati del tutto nell’edificare le stanze terrene e poco per edificare la casa di Dio; le ossa di una chiesa che si è chiusa in se stessa, senza occuparsi delle anime perdute di coloro che non hanno conosciuto Cristo.

È un popolo che ha smesso di cercare la potenza dello Spirito Santo, che non si è fatto forte nell’unità; un popolo in cui i fratelli si sono colpiti l’un l’altro, un popolo in cui sono mancati gli esempi; mi viene in mente Davide che dirà: “Io non colpirò l’unto del Signore …” (cfr. I Samuele 24:7).

Dio suscita i suoi prodi: la chiesa, la tua chiesa ha bisogno di esempi, e anche se in questo momento sei stanco, sofferente, dai il tuo meglio, dai il tuo amore, sii un esempio; non colpire il popolo di Dio, non colpire Abele, non colpire tuo fratello. Anche se il tuo esempio fosse un piccolo sasso nell’oceano, il Signore lo moltiplicherà in infiniti cerchi nell’acqua che arriveranno a superare le barriere del tempo, restando impresso nella memoria: “Il ferro forbisce il ferro; così un uomo ne forbisce un altro” (Proverbi 27:17).

Queste ossa ci parlano di un popolo che ha perso la speranza: si deve morire per poter rivivere. Il Signore lo ha permesso, unitamente a questo devono cessare i colpi, le offese, le maldicenze; infatti è un popolo morto, nessuno si colpisce più, i morti sono morti, sono innocui. Il popolo di Dio ha smesso di colpirsi, di farsi del male… ma deve tornare a sperare. Il popolo di Dio deve tornare a dare gloria al nome del Signore, deve tornare alla lode e all’adorazione in chiesa, deve tornare a spendere del tempo alla presenza di Dio, insieme.

Queste ossa possono rivivere? – La Parola di Dio, la parola profetica è potenza di Dio – “queste ossa potrebbero rivivere?” (v. 3) Si può tornare alla vita: questa chiesa così ferita e colpita gravemente potrà tornare all’amore di Dio, tornerà all’amore riuscendo a dimenticare tutto quest’odio? Questo matrimonio potrà essere recuperato? È sbagliato rispondere in cuor proprio no, è tutto finito, perché questo lo dicono i morti: “Ecco, essi dicono: «Le nostre ossa sono secche, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti!»” (v. 11), ma coloro che si fanno raggiungere dalla Parola di Dio dicono: “Signore tu lo sai se queste ossa possono rivivere”.

Queste sono le ossa di un popolo che deve tornare a sperare: la chiesa deve ritornare alla fede, a credere nella liberazione che viene da Dio. Egli è l’autore della liberazione del popolo d’Israele dall’Egitto, così ancora sarà il Signore a risuscitare il Suo popolo; un popolo che deve tornare a stare insieme, a rinforzarsi insieme nell’adorazione durante la celebrazione dei culti. Le nostre labbra diano gloria a Dio e non siano strumenti di morte, armi per colpirsi a vicenda: la chiesa che dà gloria al nome del Signore, sarà una chiesa visitata dallo Spirito Santo.

Se anche ognuno di noi fosse morto, Dio è potente a risuscitare il Suo popolo; se pure i nostri cuori fossero delle tombe, l’eco di vittoria che echeggia dalla Parola di Dio è potente a riportarci alla vita. Torniamo alla vita, torniamo all’amore reciproco, a desistere dal colpirci, ad essere impegnati all’aiuto reciproco, soprattutto dei più deboli.

La parola sterminati vuol dire “fuori dai confini”; in II Tessalonicesi 3:5 leggiamo: “Il Signore diriga i vostri cuori all’amore di Dio …”, dove dirigere vuol dire “rimozione degli ostacoli per l’arrivo di qualcuno”.

Torniamo all’amore: l’amore è il confine della terra promessa dove Dio ci benedirà. Non possiamo muovere i venti, ma possiamo dirigere le nostre vele nella direzione del vento dello Spirito Santo; questa direzione è l’amore: non colpire tuo fratello, aiutalo. Lo spirito santo arriverà.

Giovanni Tassa