“DEBITO D’AMORE”

“DEBITO D’AMORE”

“Non abbiate altro debito con nessuno, se non di amarvi gli uni gli altri” (Romani13:8)

Qualcuno ha definito l’Epistola di Paolo ai Romani un vero e proprio trattato di teologia. Leggendola scopriamo verità importanti come: l’universalità del peccato, la giustizia di Dio, la giustificazione per fede, la santificazione ed altro ancora. Continuando la lettura fino alla fine mi sembra di percepire l’Apostolo come un professore che, dopo aver spiegato ai suoi alunni un’importantissima ed indispensabile parte teorica, li voglia portare ad applicare quanto hanno imparato nella vita pratica. Proprio come facevano i nostri professori che spiegavano la lezione, salvo poi interrompersi di colpo dicendo: “Bene, adesso facciamo un esercizio!”. Dopo aver ragionato intorno a quello che Dio ha fatto per noi e di come l’uomo sia stato messo in grado di afferrare il dono di Dio, Paolo parla di un “debito” che ognuno di noi ha e che è chiamato a “pagare” ogni giorno. Leggendo la Bibbia vediamo chiaramente come Cristo abbia pagato sulla croce una volta per tutte il debito più pesante per l’uomo: il peccato, e per farlo Gesù ha dato la Sua vita. Ma è come se, nel momento in cui lo accettiamo e decidiamo di fare la Sua volontà, vedendo decadere quel debito pesante che ci schiacciava, Egli ne abbia messo su di noi un altro (chiaramente di tutt’altra natura). La cosa potrebbe anche risuonarci bizzarra ma, se studiamo con attenzione questo argomento, scopriamo come questo “debito” sia proprio l’essenza del cristianesimo, perché si tratta di un debito d’amore: “Non abbiate altro debito con nessuno, se non di amarvi gli uni gli altri”. Ma possiamo pagare questo debito? Questa è la prima domanda che ci facciamo quando accendiamo un mutuo o un prestito in banca. Le società finanziarie, per calcolare la capacità di un cliente di onorare il suo debito, usano un indicatore che si chiama proprio rapporto rata/reddito, in altre parole in che percentuale il debito richiesto possa incidere sul reddito del debitore, se questa percentuale è troppo alta il credito non viene concesso. Credo che anche a livello spirituale possiamo fare qualche calcolo, Cristo ci chiede di amare il nostro prossimo come noi stessi, ma noi abbiamo le risorse per pagare questo debito? Prima di scrivere: “Non abbiate altro debito con nessuno, se non di amarvi gli uni gli altri” (Romani 13:8), Paolo aveva trasmesso ai fratelli di Roma e a noi una verità importante: “l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato” (Romani 5:5). È vero che questo debito d’amore è grande, ma l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori: in altre parole, nel nostro cuore abbiamo risorse di amore a sufficienza per potere amare il nostro prossimo, dobbiamo solo tirale fuori. Questo verso ha l’obiettivo di identificare ogni cristiano come un debitore nei confronti del prossimo, mettendolo perciò in una posizione attiva. Il creditore infatti dopo aver erogato il prestito ricopre un ruolo passivo (deve soltanto riscuotere il credito), il debitore invece ne riveste uno attivo in quanto è chiamato a pagare e quindi a svolgere un’azione. Nella mia esperienza comunitaria ho incontrato diverse persone che si aspettavano di essere amate, mettendosi un po’ in quella posizione passiva che non è certo ciò che contempla l’insegnamento biblico. Mi è capitato inoltre di sentire frasi molto tristi come: “In questa chiesa non c’è amore”. Credo che chi proferisce una frase simile si stia “autodenunciando”, in quanto afferma implicitamente che non sta facendo la sua parte, ammettendo di essere il primo a non mostrare amore. Dio ci aiuti, invece, a sentirci in debito ogni giorno, e a fare la nostra piccola parte. È bello notare che Paolo usa l’espressione “gli uni e gli altri”, dimostrando che oltre ad un impegno personale da parte del credente è necessaria una reciprocità. Se tutti “paghiamo” il nostro debito ogni giorno come un bravo debitore, automaticamente diventeremo in un certo qual modo dei “creditori”, mentre noi (gli uni) amiamo i nostri fratelli; i nostri fratelli (gli altri) ameranno noi. Chi ha un debito è chiamato a pensarci e a non dimenticare di averne uno, sono convinto però che a tutti o quasi sarà capitato di dimenticare di pagare una bolletta o una rata. Bene, in quei casi c’è qualcuno: il creditore, l’intermediario finanziario, l’amministratore o un avvocato che ci contattano per ricordarcelo, lo Spirito Santo vuole ricordarci ogni giorno che abbiamo un unico vero debito, quello di amarci gli uni e gli altri. Pagare un debito è qualcosa di estremamente pratico, il debito infatti è quantificabile e per onorarlo dobbiamo intraprendere delle semplici azioni come: andare in banca o all’ufficio postale o dare mandato all’intermediario finanziario di prelevare la somma dal nostro conto corrente. La Bibbia ci insegna che amare è qualcosa di concreto: Dio ha tanto amato il mondo da dare Cristo (Giovanni 3:16), durante l’ultima cena Gesù mostrò praticamente il suo amore per i discepoli lavando i loro piedi e pregando per loro. Dio ci aiuti a mostrare il nostro amore in modo tangibile, basta poco: una pacca sulla spalla, una parola, un’attenzione, dedicare del tempo all’altro solo per citarne alcuni. Il testo di oggi ci ricorda una semplice verità: non abbiamo altro debito se non quello di amarci gli uni e gli altri; chiediamo a Dio che ci ha amati per primo e che ha sparso il Suo amore nei nostri cuori di darci la forza di “pagare” ogni giorno questo “debito d’amore”.

A Dio la Gloria!

Luciano Di Marco