Risvegliati…

Risvegliati…


«Risvegliati, o tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti inonderà di luce» (Efesini 5:14)

Desidero cominciare questa riflessione raccontando un aneddoto: una domenica mattina, al suono della sveglia, avvertii un forte e persistente dolore alla spalla; realizzai immediatamente che la causa era dovuta a una cattiva postura tenuta durante il sonno e, proprio a causa di un sonno molto profondo, mi accorsi solo al risveglio di tutto ciò. Anche in questi semplici fatti e circostanze Dio non smette di parlare alla nostra vita.

Ho potuto riflettere su come il sonno sia caratterizzato dalla parziale o totale sospensione della conoscenza, inoltre è comprovato che esso è accompagnato da sensibili modificazioni funzionali come ad esempio: diminuzione del metabolismo energetico, riduzione del tono muscolare, della frequenza del polso e del respiro, della pressione arteriosa, etc.

Alla luce di quanto detto mi sento di fare delle considerazioni ben più importanti sul sonno spirituale: anche al livello spirituale dormire ci rende incoscienti ai pericoli, non ci permette di vedere la realtà che ci circonda, i propri bisogni e quelli di coloro che ci stanno attorno, ci rende inermi, inattivi e incoscienti. L’uomo non risvegliato non vede il proprio stato di peccato, non percepisce la sterilità di una religiosità esteriore e vuota, e quindi non può porvi rimedio.

La parabola delle dieci vergini è emblematica: è scritto che tutte e dieci divennero assonnate e si addormentarono (Matteo 25:5). Questo rappresentò un problema per tutte, ma in particolare per cinque di loro che, svegliate dal grido: “Ecco lo sposo, uscitegli incontro!”, appurarono con immensa tristezza ed in colpevole ritardo che le loro lampade si stavano spegnendo per mancanza di olio. Era ormai mezzanotte, forse già da qualche ora le loro lampade erano “in riserva”, ma non potevano rendersene conto, proprio perché dormivano.

Così è per il credente che si addormenta e non vede la necessità di una nuova unzione, di una “ricarica” spirituale, ma il Signore non vuole lasciarci nel sonno e ci invita a risvegliarci: “Risvegliati!” un imperativo che non ammette deroghe o altre “soluzioni”, l’unica cosa che Gesù chiede alla fine di quella parabola è di vegliare: Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora” (Matteo 25:13).

Forse ci saremmo aspettati che Egli avesse chiesto di tenere le lampade accese, come leggiamo altrove (Luca 12:35), ma Egli disse “vegliate”, cioè state svegli, proprio perché da svegli si possono adottare tutti quei comportamenti che il Signore ci chiede.

Molte volte nelle chiese sentiamo questa preghiera: “Signore risvegliaci!” a questa richiesta molti di noi hanno risposto con un Amen, perché la reputiamo una buona preghiera. Ma se meditiamo con attenzione la Parola di oggi, leggiamo “risvegliati”, è come se Dio volesse mettere il credente davanti alle proprie responsabilità, in altre parole il tanto decantato e ricercato risveglio dipende da noi.

Per comprendere questa verità ricorreremo ad un esempio semplice che riguarda la nostra quotidianità: tutti abbiamo a casa una sveglia che usiamo prevalentemente la mattina, in modo da andare al lavoro puntuali o cominciare di buonora le faccende domestiche. Oppure in mancanza di essa chiediamo a qualcuno di casa, ai nostri genitori, a nostra moglie o a nostro marito, di venirci a chiamare a una certa ora. Bene, al suono della sveglia possiamo fare due cose: la prima è alzarci prontamente per iniziare una nuova giornata, la seconda è spegnere la sveglia, girarci dall’altro lato e continuare a dormire, così come quando qualcuno ci viene a svegliare possiamo far finta di non sentire o alzarci prontamente.

Così è nella vita spirituale: la “sveglia” suona sempre e ci invita alla vigilanza; la Parola di Dio è un martello che continua a emettere un suono che vuole sollecitare la nostra vita. Lo Spirito Santo non smette di parlare e ricordarci che abbiamo bisogno di una mente e di un cuore risvegliati, sta a noi quindi rispondere positivamente a questo meraviglioso invito, o continuare a sonnecchiare.

Il credente risvegliato, quindi, sarà capace di “tenere gli occhi aperti”: sarà un cristiano attivo, occupato, che si dà da fare nell’opera di Dio, che traffica i talenti che il Signore gli ha affidato, in attesa del ritorno di Gesù Cristo.

Desidero concludere questa riflessione con una domanda: dobbiamo pregare per un risveglio o risvegliarci? Credo che la risposta esatta sia fare entrambe le cose. È buono chiedere a Dio che ci faccia pervenire la necessità di un risveglio personale (ed Egli lo fa anche per mezzo di queste semplici considerazioni), ma è altrettanto importante essere consapevoli che il risveglio parte da noi, Dio ci sta già chiamando e ci dice con amore: “Risvegliati, o tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti inonderà di luce”.

A Dio la Gloria!

Luciano Di Marco