LA CHIESA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

LA CHIESA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

UNITI IN CRISTO

“Poi prendete un mazzetto d’issopo, intingetelo nel sangue che sarà nel catino e con quel sangue spruzzate l’architrave e i due stipiti delle porte. Nessuno di voi varchi la porta di casa sua, fino al mattino.”(Esodo 12:22)

Dobbiamo ammettere che stiamo attraversando un momento molto difficile e unico nella storia della nostra comunità, attenendoci ad una giusta ordinanza governativa, infatti, siamo stati costretti dapprima a sospendere ogni tipo di riunione e attività, poi, vista la velocità di propagazione di questo virus che sta seminando paura e morte, a limitare al massimo le uscite dalle nostre abitazioni.

Molte volte ho ascoltato la testimonianza di nostri fratelli che ai tempi del fascismo venivano sorpresi durante le riunioni di culto e portati nelle caserme (le riunioni infatti erano vietate), ma mai nella storia recente, e in assenza di persecuzioni, le riunioni ordinarie erano state sospese per settimane come sta capitando in questi giorni.

Fa strano non potersi ritrovare la domenica mattina per offrire insieme il nostro culto al Signore, non c’è più la corsa a prepararsi per arrivare puntuali alla riunione, non si sente più il suono degli strumenti mentre si entra nel locale di culto o il brusio che precedeva l’inizio della riunione dato da quella voglia di ritrovarsi per salutarsi e scambiare qualche parola nell’amore fraterno. Per non parlare dei momenti ai quali siamo abituati da anni: l’apertura del culto, i canti, le testimonianze, i momenti di preghiera e l’ascolto del messaggio della Parola del Signore …

Di primo acchito questa situazione “nuova” potrebbe sconfortarci e, come ogni “novità”, portarsi dietro una serie di timori, di sentimenti contrastanti e di angoscia. Meditando con attenzione la Parola del Signore, però, ritroviamo coraggio perché Dio ci ricorda che tutte le cose cooperano al bene di quelli che Lo amano (Romani 8:28).

Ripercorrendo con la mente la storia biblica troviamo qualche analogia tra quello che stiamo vivendo noi oggi e la notte vissuta dal popolo d’Israele prima della liberazione dalla schiavitù in Egitto. Durante l’ultima piaga descritta nel libro dell’Esodo (la morte di primogeniti), Dio per mezzo di Mosè darà al Suo popolo le istruzioni per celebrare la Pasqua e per superare una notte drammatica. Nella notte in cui l’angelo distruttore sarebbe passato, nessuno doveva uscire di casa, non c’erano eccezioni o necessità di alcun genere per le quali derogare a quella semplice istruzione, ma fino al mattino nessuno doveva uscire.

È chiaro che quella di restare in casa non era l’unica indicazione data da Dio, ma ogni famiglia d’Israele doveva procurarsi un agnello: l’animale sarebbe stato ucciso, la sua carne sarebbe servita di nutrimento alla famiglia mentre il sangue sarebbe stato spruzzato sull’architrave della porta e su i due stipiti. Bellissima figura del sacrificio di Cristo che ha dato la Sua vita volontariamente per la nostra salvezza affinché ci potessimo “nutrire” di Lui mediante una comunione intima e particolare, il sangue di quell’agnello ci parla del sangue prezioso che Gesù ha versato sulla croce mediante il quale colui che crede riceve la vita e il perdono dei peccati. L’angelo distruttore, infatti, portava morte in tutte le case, ma passava oltre a tutte le porte che erano asperse col sangue dell’agnello: anche noi che abbiamo creduto nell’efficacia del sacrificio di Cristo vedremo quella che la Bibbia descrive come una grande salvezza (Ebrei 2:3).

Ritornando a quella notte e a quel popolo apparentemente diviso, siamo portati quasi naturalmente ad immedesimarci in esso; anche noi in questi giorni sembriamo così distanti l’uno dall’altro, ognuno nella sua casa. Meditando la Parola del Signore con attenzione però scopriamo una magnifica unione!

Quello di allora sembrava un popolo diviso, ma era unito nel procurarsi un agnello e nel prepararlo per la Pasqua: questo ci parla di come la Chiesa trovi la sua unità attorno al sacrificio di Cristo; è scritto che noi non eravamo un popolo ma ora siamo il popolo di Dio ed è proprio attorno a Cristo e alla sua opera che noi siamo uniti nell’identità, così come è unito un popolo. Quel popolo era unito nell’ascoltare la Parola di Dio: tutti quanti diedero, infatti, seguito alle istruzioni divine, non potevano condividere ciò che facevano sui social o mandarsi dei messaggi di testo, ma erano uniti nel fare la volontà di Dio. Gesù disse: “Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato a un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia” (Matteo 7:24). Dio ci chiama anche in questi giorni ad ascoltare la Sua parola e a metterla in pratica, sapendo che altri come noi in altre case e in altre città stanno facendo la stessa cosa.

Il popolo era unito nella fede in Dio, credevano fermante che quel sangue spruzzato sulle porte avrebbe fermato la morte, portando salvezza nella loro casa. Anche noi oggi siamo uniti nella fede nel figlio di Dio, sapendo che il cielo e la terra passeranno, ma quello che il Signore ha detto rimane in eterno.

Era un momento difficile ma utile per riscoprire l’importanza della famiglia: anche noi in questi giorni di vita casalinga possiamo condividere la nostra fede e parteciparci le nostre esperienze. Forse nella tua famiglia non tutti condividono la tua stessa fede, ma in questi momenti il Signore ti sta dando una doppia opportunità: quella di predicare che il ritorno del Signore è vicino e quella di apprezzare le persone che Dio ti ha messo accanto, dando valore ad ogni momento passato insieme.

Nessuno quella notte doveva varcare la porta di casa fino al mattino: anche noi oggi siamo chiamati a rimanere in Dio, e a discernere il tempo cruciale in cui ci troviamo, sapendo che presto sorgerà una nuova alba perché il ritorno di Cristo è vicino: “E questo dobbiamo fare, consci del momento cruciale: è ora ormai che vi svegliate dal sonno; perché adesso la salvezza ci è più vicina di quando credemmo. La notte è avanzata, il giorno è vicino; gettiamo dunque via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce” (Romani13:11-12).

In questi momenti di apparente separazione restiamo uniti attorno al sacrificio di Cristo, alla pratica dell Sua Parola, nella preziosissima fede ricevuta per grazia di Dio, nella ricerca nella preghiera e nell’attesa del Suo ritorno. “Ma quando queste cose cominceranno ad avvenire, rialzatevi, levate il capo, perché la vostra liberazione si avvicina” (Luca 21:28).

Bollate 14/03/2020

Luciano Di Marco